venerdì 9 ottobre 2015

Il Faro abbandonato di Rubjerg-Knude

Il Faro abbandonato di Rubjerg-Knude.

La costruzione del Rubjerg-Knude faro in Jutland, Danimarca a cavallo tra gli ultimi due secoli, a partire dal 1899 e terminato nel 1900. E 'stato costruito su una duna a meno di 200m dalla scogliera dal mare e 60 metri sul livello del mare, ma col passare degli anni il mare si avvicinò, e con esso è venuto alle dune, che a poco a poco ha cominciato a inghiottire la base del faro.

Inizialmente si trattava di un faro dall'altezza di 23 metri, ma nel 1968 solo 15 metri potevano essere accessibili, comprese tutte le entrate, perciò è stato fermato e pian piano sepolto.



John Lennon

«Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, 
mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole» 

John Lennon



John Lennon

“Quando avevo 5 anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. 
Quando andai a scuola, mi chiesero cosa volessi essere da grande. Scrissi "felice". 
Mi dissero che non avevo capito il compito, ed io dissi loro che non avevano capito la vita.”

J. Lennon



La splendida Scala dei Turchi.

La Scala dei Turchi.

La Scala dei Turchi è una parete rocciosa che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, vicino a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. 

Presenta una forma ondulata e irregolare, con linee dolci e rotondeggianti. Costituita di marna (una roccia sedimentaria di natura calcarea e argillosa), con un caratteristico colore bianco puro. La scogliera si erge in mezzo tra due spiagge di sabbia fine, e per accedervi bisogna procedere lungo il litorale e inerpicarsi in una salita somigliante a una grande scalinata naturale di pietra calcarea. Una volta raggiunta la sommità della scogliera, il paesaggio visibile abbraccia la costa agrigentina fino a Capo Rossello.

Il nome le viene dalle passate incursioni di pirateria da parte dei saraceni, genti arabe e, per convenzione, turche; i pirati turchi, infatti, trovavano riparo in questa zona meno battuta dai venti e rappresentante un più sicuro approdo.

È diventata nel tempo un'attrazione turistica sia per la singolarità della scogliera, di colore bianco e dalle peculiari forme. 







giovedì 6 agosto 2015

Campagna contro l'abbandono degli animali. Travel Notes.

Abbandonare un cane è un gesto disumano!

“Siamo usciti a fare una passeggiata, 
sto ancora aspettando venga a prendermi!”

Il tuo cane: “Non si cura di chiedersi se abbiate torto o ragione; non gli interessa se abbiate fortuna o no, se siete ricco o povero, istruito o ignorante, santo o peccatore. Siete il suo compagno e ciò gli basta. Egli sarà accanto a voi per confortarvi, proteggervi e dare, se occorre, per voi, la sua vita. Egli vi sarà fedele nella fortuna come nella miseria. È il cane!”

J.K. Jerome

Soccorso animali feriti o abbandonati in strada; come comportarsi davanti a un abbandono e chi contattare.

Vacanze: aumentano persone in viaggio e abbandoni. Un automobilista come deve comportarsi se trova per strada cani e gatti abbandonati o animali feriti? Ecco cosa fare e chi contattare, dopo l’entrata in vigore della normativa del Codice della Strada, che dal 27 dicembre 2012 obbliga a soccorrere gli animali vittime di incidenti.

Ho trovato un cane o un gatto randagio ferito. Cosa devo fare e chi devo contattare.

~ Avvicinarlo con cautela, se le condizioni lo permettono.
~ Contattare il numero di pronto soccorso del canile pubblico più vicino oppure rivolgersi al Servizio Veterinario della ASL di competenza (obbligato a intervenire per il ritiro dell’animale non di proprietà).

Ho trovato un animale selvatico in difficoltà. Chi devo contattare.

- Polizia Provinciale competente per territorio;
~ Corpo Forestale dello Stato al numero unico nazionale 1515;
~ Vigili del Fuoco al numero 115 in caso di situazioni particolari (tetti, alberi, cunicoli);
~ Guardia Costiera-Capitaneria di Porto al numero 1530 se l’animale selvatico è in mare;
~ Se l’animale selvatico è considerato pericoloso, oltre a un forza di Polizia si deve chiamare il Servizio Veterinario Azienda USL.

Ho assistito ad un caso di abbandono. Cosa devo fare e chi devo contattare.
~ Denunciare i colpevoli alle autorità giudiziarie (Carabinieri/Polizia di Stato/Corpo Forestale/Polizie locali).
Raccogliere tutti gli elementi necessari ad individuare i responsabili.

Ho assistito ad un caso di maltrattamento. Cosa devo fare e chi devo contattare.
~ Raccogliere prove (comprese foto, video, documenti);
~ Denunciare in forma scritta presso una Forza di Polizia (Corpo Forestale-1515, Carabinieri-112, Polizia di Stato-113, Guardia di Finanza-117, Polizie locali, Comune o Provincia);
~ Se il maltrattamento è in corso, chiedere intervento urgente.

Ho trovato un cane o un gatto abbandonato (non ferito). Cosa devo fare e chi devo contattare.
~ Avvicinarlo con estrema prudenza e calma per non spaventarlo
~ Controllare se è provvisto di medaglietta e/o tatuaggio (vale solo per il cane);
- Denunciarne il ritrovamento presso una forza di Polizia o al Servizio Veterinario Usl;
~ Se il cane si trova su una sede stradale avvisare subito la Polizia Stradale al 113 o, per le strade urbane, la Polizia locale.

Ho trovato un animale domestico in difficoltà.
Cosa devo fare e chi devo contattare.
Valgono le indicazioni fornite per il vagante.

Se invece sei proprio tu a dover andare in vacanza e stai pensando a come organizzarti con il tuo animale, hai almeno due valide alternative che puoi prendere in considerazione, a seconda delle tue possibilità e del tipo di viaggio che intendi intraprendere:

1. portare l’animale in vacanza con te: non è più così complicato come una volta, oggi esistono moltissime strutture pet-friendly, sia in Italia che all’estero.

2. lasciare l’animale in una pensione: se la tua meta di viaggio è incompatibile con la presenza di un cane o un gatto, puoi scegliere di affidarlo ad una pensione, dove possano prendersi cura di lui in tua assenza.

Campagna contro l'abbandono degli animali by Travel Notes 












venerdì 1 maggio 2015

L'orologio Planetario.

L'Orologio Planetario ritrovato.

L’orologio planetario di Macerata è un immenso quadrante blu a cerchi concentrici, che indica l’ora, le fasi lunari e il movimento dei corpi celesti.

Quello che da oggi ha ripreso a battere sulla torre civica, dopo 133 anni di attesa, e’ la copia perfetta dell’orologio realizzato nel 1571, dai fratelli Ranieri di Reggio Emilia. 
“Questo e’ il più’ bello del mondo”, ha detto commosso l’artigiano mantovano, che aveva già fatto ripartire due orologi astronomici, quello di piazza delle Erbe a Mantova e quello dei Mori a Venezia. Una pazienta messa a punto di quattromila pezzi per un diametro di tre metri: una serie di ingranaggi estremamente sofisticata, che danno vita a un vero e proprio spettacolo armonico, all’interno del quale tutto deve tornare con precisione. 
L’orologio planetario di Macerata e’ un immenso quadrante blu a cerchi concentrici, che indica l’ora, le fasi lunari e il movimento dei corpi celesti, e poi le due porticine da dove escono l’angelo con la tromba che annuncia i tre magi, sovrastate dalla nicchia con il cielo stellato dove trova posto la madonna con il bambino. Sei diversi treni di movimento governano le complesse operazioni della macchina oraria: l'azionamento del carillon, i colpi che scandiscono le ore e le mezzore, l’uccello Cesare che fa suonare la piccola campana, il carosello della giostra con l’angelo e i re magi, l’avanzamento della lancetta nel quadrante orario, i movimenti dei dischi dei corpi celesti e del drago. E’ proprio quest’ultima funzione, la possibilità cioè di visualizzare il moto apparente dei corpi celesti attorno alla terra, a fare di questo dispositivo un esemplare unico tra gli orologi da torre rinascimentali. Per ricostruirlo, nel ventunesimo secolo, e’ stato necessario un investimento di circa 800mila euro per poco più di un anno di lavoro, che ha coinvolto anche l’università di Macerata e il museo nazionale di storia della scienza di Firenze.








EXPO e L’Albero della Vita

Expo 2015. 
L’Albero della Vita si accende.

Ecco le immagini dell’Albero della Vita illuminato nella notte di apertura dell’Esposizione Universale. Molto scenografico con giochi di acqua e di luce a ritmo di musica.

La struttura dell’Albero della Vita, la macchina scenica di legno e acciaio che offrirà 1260 spettacoli nei sei mesi di Expo, creato per diventare il simbolo, o meglio l’icona del Padiglione Italia all’Esposizione Universale, offrirà ogni giorno, ogni ora, spettacoli da cinque minuti e da 15 la notte, con musica, giochi d’acqua, ed effetti speciali.




Cos’è l’Albero della Vita

Da un disegno di Michelangelo il simbolo di Padiglione Italia

La grande chioma svetta verso il cielo, a 37 metri di altezza, sorretta da un complesso ed elegante intreccio di legno e acciaio. Sarà per sei mesi il richiamo potente e suggestivo delle centinaia di migliaia di visitatori dell’Esposizione universale di Milano.
La grande struttura in legno e acciaio si erge al centro di Lake Arena, specchio d’acqua su cui si affacciano ampie gradinate, il maggiore spazio open air dell’area. L’opera è situata al termine del Cardo, uno dei due assi principali di Expo, una delle principali vie d’accesso al sito. L’Albero è di fronte a Palazzo Italia, luogo di rappresentanza dello Stato e del governo italiano.

La struttura dell’Albero della Vita affonda le radici in uno dei periodi artistici più fervidi dell’arte italiana, il Rinascimento. Sul finire degli anni Trenta del XVI secolo, Michelangelo risistemava Piazza del Campidoglio su incarico papale, donandole una nuova forma e prevedendo una pavimentazione che eliminasse lo sterrato esistente. Proprio per questo pavimento, l’artista concepì e disegnò una struttura complessa e simbolica che, partendo da un disegno a losanghe, culmina in una stella a dodici punte indicante le costellazioni.

Proprio da questo disegno michelangiolesco, Marco Balich, direttore artistico di Padiglione Italia nonché produttore di grandi eventi e regista, ha mutuato la forma dell’Albero della Vita, una grandiosa costruzione a metà tra monumento, scultura, installazione, edificio, opera d’arte che oltre al Rinascimento rimanda a simbologie più complesse e comuni a numerose culture, per cui l’Albero della Vita è simbolo della Natura Primigenia, la grande forza da cui è scaturito il tutto.

Mon è solo tradizione e simbologia religiosa: è anche il segno di uno slancio rivolto al futuro, all’innovazione e alla tecnologia. La struttura nasce fin dall’inizio come icona interattiva destinata a catturare l’immaginario del visitatore e creare una rete di connessioni tra i vari padiglioni di Expo 2015. Ad animarla saranno una serie di effetti speciali realizzati con le più avanzate tecnologie di spettacolo. Dall’Albero della Vita partiranno tutte le manifestazioni del palinsesto del Padiglione Italia.

Qui di seguito alcune immagini.